Agenzia Coface a Macerata, Foligno e Roma
Vendere di più è un buon segnale. Ricevere un ordine importante, entrare in un nuovo mercato o consolidare una filiera sono opportunità che ogni impresa cerca.
Ma crescita commerciale e rischio viaggiano insieme.
La gestione del rischio commerciale serve proprio a questo: capire quanto un’opportunità è sostenibile prima che un ritardo, un’insolvenza o una criticità nella filiera abbiano conseguenze sulla liquidità e sull’operatività dell’azienda.
Nel lavoro quotidiano ci sono almeno quattro aspetti che meritano attenzione.
Nell’ultimo trimestre dell’anno molte imprese accelerano su ordini e vendite.
Il fatturato cresce, ma spesso cresce anche il credito concesso ai clienti.
Due aziende possono acquistare lo stesso importo e rappresentare rischi completamente diversi: cambiano i termini di pagamento, la puntualità, l’esposizione già accumulata e la capacità di sostenere eventuali ritardi.
Per questo non basta chiedersi quanto stiamo vendendo.
È utile chiedersi anche:
quanto credito stiamo concedendo per generare quel fatturato?
Vendere e incassare non sono lo stesso dato.
Leggere insieme fatturato ed esposizione permette di prendere decisioni commerciali più consapevoli senza necessariamente rallentare le vendite.
“Possiamo spostare il pagamento di qualche settimana?”
Una richiesta del genere può avere motivazioni del tutto normali.
Diventa più interessante quando si inserisce in una sequenza.
Una prima dilazione.
Un pagamento parziale.
Qualche giorno di ritardo in più.
Nuovi ordini mentre gli incassi rallentano.
Sono piccoli segnali che, presi singolarmente, possono sembrare poco significativi.
Messi insieme, però, raccontano come sta cambiando il comportamento del cliente.
La business information e il monitoraggio del credito aiutano a leggere proprio queste variazioni, aggiornando la valutazione prima di aumentare ulteriormente l’esposizione.
La domanda, quindi, non è soltanto:
“Ha pagato?”
Ma anche:
“Sta pagando come prima?”
Un nuovo mercato può rappresentare un’opportunità importante.
Ma conoscere il Paese di provenienza del cliente è soltanto una parte dell’analisi.
All’interno dello stesso mercato possono operare aziende molto solide e aziende con strutture finanziarie più fragili.
Prima di concedere condizioni di pagamento rilevanti è utile valutare anche:
situazione economico-finanziaria del cliente;
settore di appartenenza;
comportamento nei pagamenti;
struttura societaria o del gruppo;
importo e durata dell’esposizione richiesta.
A questi elementi si aggiunge naturalmente il contesto: valuta, filiera, trasporti, condizioni normative e possibili tensioni commerciali.
L’analisi Paese è importante.
Ma non sostituisce la valutazione dell’impresa con cui si sta per lavorare.
L’obiettivo non è ridurre le opportunità di export, ma capire quale livello di rischio è sostenibile per coglierle.
Quando si parla di rischio commerciale, l’attenzione va spesso ai clienti.
Ma alcune imprese dipendono fortemente da uno o pochi fornitori strategici.
Un componente specifico, un trasportatore, un subfornitore o un partner difficile da sostituire può diventare un punto critico della filiera.
Finché tutto funziona, questa dipendenza passa quasi inosservata.
Quando invece una consegna rallenta o il fornitore entra in difficoltà, le conseguenze possono arrivare rapidamente:
produzione da riprogrammare, consegne posticipate, maggiori costi e commesse più difficili da rispettare.
Una domanda semplice aiuta a capire quanto questa dipendenza sia rilevante:
se questo fornitore si fermasse domani, quanto tempo servirebbe per sostituirlo?
La risposta dice molto sulla resilienza reale della supply chain.
La T.L. SAS di Tania Pieroni, agenzia Coface a Macerata, da 30 anni supporta le aziende con soluzioni su misura per la gestione dei crediti e dei rischi commerciali. Offre consulenze personalizzate e si specializza in fidejussioni per diversi settori. Coface è leader mondiale con oltre 70 anni di esperienza.
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